Libri per prendersi cura di se stessi

Creato da federica il 09/12/2017

Una delle sfide della nostra epoca è trovare un equilibro quanto più costante e duraturo con noi stessi. La prima regola? Volersi bene, che si traduce nel quotidiano con prendersi cura di noi stessi. Cosa facile? Macché, abbiamo una società che ci insegna a fare proprio l’opposto, cioè investire su noi stessi per carriera, lustro e immagine ma non per dedicare del tempo di qualità a noi. Questi due nuovi libri danno spunti di riflessione sull’argomento, partendo con coraggio proprio da noi stessi.

“Se i rami secchi ingombrano il nostro mondo interiore ci ammaliamo di ansia, insonnia, depressione.

Nessun sapere convenzionale ci può aiutare quando stiamo male.

Proprio perché siamo unici, c’è qualcosa dentro di noi che sa come curarci:

sì, siamo abitati dal nostro psicoterapeuta nascosto e non lo sappiamo.”

Lo psicoterapeuta Raffaele Morelli nel suo nuovo libro ci insegna a prenderci cura di noi stessi. Oggi tutti vanno dallo psicoterapeuta per parlare della loro vita sfortunata, del loro passato, dei rapporti difficili con la madre o il padre. Niente di più sbagliato, dice Morelli. Bisogna smettere di cercare risposte, smettere di giudicarsi: bisogna invece affidarsi a se stessi, lasciar fluire l’energia antica nascosta nella propria anima. Perché “dalla notte dei tempi, qualcosa di interiore conduce spontaneamente ogni essere vivente verso la propria meta… ho scelto tredici semplici mosse che raccolgono i codici della saggezza antica, di quel sapere con cui l’uomo si è sempre preso cura di sé”. Cerca il vuoto, non la spiegazione dei tuoi disagi. Aspetta senza aspettative. Vivi la trasformazione silenziosa. Diventa più insicuro. Smetti di rimuginare sui problemi. Dimentica la tua storia. Osservati per ciò che sei, e non giudicarti… Tredici semplici regole, tredici mosse per cambiare il proprio sguardo su se stessi e sul mondo, e avviarsi verso la guarigione.

Il coraggio esiste dentro di noi 

 

 

Un tempo il coraggio – nella sua accezione di ardimento fisico – era solo opera dell’umano, poi le macchine se ne sono impossessate: non più il guerriero armato delle sue proprie mani, ma di mitragliatrici, carri armati, lanciafiamme, cacciabombardieri. Un po’ come accade ora con la tecnologia: fino a trent’anni fa occorreva pronunciarsi, scrivere, telefonare, dunque esporsi. Oggi si può comunicare, anzi si è indotti a farlo, senza un’interfaccia umana, dunque senza rischio, senza paura di compromettersi. E le umane virtù vengono delegate a ciò che umano non è. Così, anche il coraggio e la forza d’animo che vi è intrinsecamente connaturata stanno diventando sempre più un’astrazione virtuale, svuotata di senso, per uomini e donne che vagano senza bussola, giovani accecati dal presente e vecchi incartapecoriti nel ricordo. Per fronteggiare «la più grande urgenza sociale odierna», Paolo Crepet propone a genitori, educatori e, in particolare, a quei «nativi digitali» che si accingono a esplorare la propria esistenza in una società ipertecnologica un «ipotetico inventario» di alcune declinazioni del coraggio in vari ambiti dell’esperienza umana (il coraggio di educare, di dire no, di ricominciare, di avere paura, di scrivere, di immaginare, di creare…). Un inventario concepito come un’associazione di idee, un brain-storming, un esercizio utile per stimolare adulti e non ancora adulti a ritrovare la forza della sfacciataggine e la capacità di resistenza che la vita ogni giorno ci chiede. Ma in queste pagine Crepet parla soprattutto di un’altra e più ambiziosa forma di coraggio. Quella che dobbiamo inventarci per creare un nuovo mondo, se non vogliamo che siano altri a inventarlo per noi; quella che i giovani devono riscoprire per non ritrovarsi tristi e rassegnati a non credere più nei loro sogni; quella che tutti devono scovare in se stessi per iniziare un rinascimento ideale ed etico. Perché, alla fine, il coraggio è la magica opportunità che permette di capire il presente e di costruire il futuro.

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