“Il Vaticano è uno dei luoghi più noti al mondo.

Ogni giorno sono migliaia i pellegrini e i turisti che attraversano la piazza più famosa del globo

ed entrano nella Basilica di San Pietro, visitano i suoi Palazzi e i giardini.” 

Massimo Polidoro dopo aver portato i suoi lettori a visitare il Colosseo (qui trovate l’intervista) ci accompagna con il suo nuovo libro Segreti e tesori del Vaticano (Edizioni Piemme) alla scoperta di una altra bellezza del nostro paese.

Il Vaticano è un luogo unico, un’isola di ineguagliabile bellezza. Quasi due millenni di eventi tumultuosi, ardente spiritualità e fuoco creativo sono indelebilmente incisi nelle sue pietre.
Le sue origini sono insieme inquietanti e suggestive. L’Ager Vaticanus era stato brughiera deserta, sede di divertimenti sfrenati e orribili supplizi, lugubre cimitero e meta di pellegrinaggi clandestini: i cristiani di Roma erano convinti che le sue viscere serbassero le spoglie di Pietro, il primo apostolo. Fu dunque in suo nome che, nel quarto secolo dopo Cristo, Costantino il Grande vi fece costruire dal nulla una chiesa destinata di lì a poco a diventare l’ultimo baluardo di una civiltà ormai prossima al tracollo. Nei secoli oscuri delle invasioni barbariche, intorno alla Basilica di San Pietro, il Vaticano crebbe e fiorì. Nella notte di Natale dell’anno 800, nell’epoca più cupa del Medioevo, Carlo Magno vi ricevette dal papa la corona imperiale, gettando così i semi della futura Europa. I più grandi geni dell’arte e dell’architettura vi lasciarono capolavori imperituri. Papi condottieri, dissoluti e santi vi scrissero pagine fondamentali della storia occidentale.
Oggi è lo Stato più piccolo del mondo, ma in esso è concentrato un patrimonio culturale e artistico immenso. Sterminate sono le sorprese, le storie inaudite, gli angoli insoliti e misteriosi che attendono solo di essere svelati.
Segreti e tesori: non resta che prendere posto tra le pagine di questo libro, a bordo di quella meravigliosa macchina del tempo che è l’immaginazione, e partire alla loro scoperta.

Abbiamo raggiunto il giornalista e scrittore Massimo Polidoro per intervistarlo sulla sua ultima opera.

 

Dopo aver portato i lettori alla scoperta del Colosseo ora il Vaticano: cosa ti ha ispirato per questo nuovo “viaggio”? 

Come il Colosseo, anche il Vaticano è uno dei luoghi più conosciuti al mondo. Ogni giorno sono migliaia i pellegrini e i turisti che attraversano la piazza più famosa del globo ed entrano nella basilica di San Pietro, visitano i Musei Vaticani, i suoi palazzi e i giardini. Eppure, di questa minuscola cittadella della fede, punto di riferimento per oltre due miliardi e mezzo di fedeli, un terzo dell’intera popolazione mondiale, si conosce davvero solo una minima parte. In questo che è il più piccolo stato sovrano del mondo, si estende infatti su meno di mezzo chilometro quadrato, è concentrato un immenso patrimonio di arte, storia, antichità e sapienza che conserva ancora tantissime sorprese, storie inaudite, angoli insoliti e segreti mai svelati che attendono solo di essere scoperti. È con questa consapevolezza in mente che ho deciso di intraprendere un nuovo viaggio nel tempo…

Quali sono le bellezze da scoprire in Vaticano? 

Ho impiegato 500 pagine solo per raccontare alcune di quelle che conservano le storie più interessanti, insolite e a volte meno conosciute. Ci sono capolavori che hanno fatto la storia dell’arte, opere dei più grandi pittori, scultori e architetti di tutti i tempi: qui sono riuniti Michelangelo, Raffaello, Bernini ma anche Giotto, Leonardo, Caravaggio… Un elenco di nomi e opere non renderebbe giustizia ai tesori. Chiunque vada a Roma, comunque, non può non visitare la basilica di San Pietro e poi trascorrere almeno una giornata ai Musei Vaticani.

Visto che ci avviciniamo al Natale nel tuo libro c’è anche una piccola curiosità: vuoi raccontarcela?   

Riguarda il modo in cui nacque la festa del Natale. L’imperatore Aureliano aveva bisogno di unificare culturalmente il suo impero, che riuniva gente diversissima che andava da Gerusalemme a Siviglia, dalla Scozia ai confini del Sahara. Scelse di farlo con la religione e adottò il culto del Sol Invictus, cioè il sole che vince le tenebre: una divinità che aveva un culto antico presso molti di questi popoli e che poteva diventare uguale per tutte le regioni dell’impero. Aureliano disse che i Romani potevano continuare ad adorare anche gli altri dei, ma era al Sole che si doveva la sua vittoria sui nemici e la rinascita di Roma. I cristiani chiameranno poi questo giorno “domenica”, in latino “giorno del Signore”, non a caso questo legame “solare” si conserva nell’inglese sunday e nel tedesco sonntag. Poi, però, Aureliano doveva anche scegliere un giorno in cui festeggiare il Sole, il dies natalis, poco dopo il solstizio d’inverno, quando le giornate ricominciano ad allungarsi. I cristiani non conoscevano la data di nascita di Gesù, di cui non si parla nei Vangeli, e ritenevano sconveniente anche solo discuterne. Con un altro intervento volto a unificare pagani e cristiani, sarà Costantino a decidere che il festeggiamento della natività di Gesù doveva coincidere con la festa pagana del Sol Invictus. Ma il giorno esatto fu deciso solo nel IV secolo, da papa Giulio I, che scelse il 25 dicembre (peraltro data di nascita anche di Mitra, un altro dio romano dal culto potente). Esiste anche una notazione storica di Giovanni Crisostomo, che nel 390 scrive: «In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu definitivamente fissata in Roma».

 

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