Crossover: intervista a Kwame Alexander

Creato da federica il 29/11/2017

“Una sconfitta è inevitabile come la neve d’inverno.

I veri campioni imparano a ballare in mezzo alla tempesta”

Josh Bell ha la testa piena di dreadlock e un talento naturale per il basket. Lui e suo fratello gemello Jordan sono i principi del campo. Ma oltre al basketball, nelle vene di Josh scorre anche il beat, con cui racconta – in versi veloci e furiosi – la sua difficoltà ad attenersi alle regole, in campo come nella vita. Ma chi sfida le regole spesso non si rende conto che il prezzo da pagare può essere altissimo, non solo per lui ma anche per chi gli sta accanto.
Un libro raro: veloce, trascinante e poetico, che fa vibrare corde profonde.

Giunti porta in Italia un vero gioiello: un romanzo scritto in versi hip hop, una storia di formazione quindi prevalentemente indirizzato agli adolescenti ma talmente emozionante che anche gli adulti apprezzeranno.  Non fermatevi davanti al fatto che si parla di basket, perché i protagonisti sono adolescenti: si parla di vita e Alexander ha messo il tutto in poesia.  E lo stile, quei versi musicali, di ispirazione hip hop, trascinano il lettore fino alla fine, dove non vorresti voltare l’ultima pagina, tanto è irresistibile il ritmo e la storia. Abbiamo incontrato lo scrittore a Milano in occasione del suo tour europeo (su Facebook, alla pagina @lultimariga, trovate la video intervista). Ecco quanto ci ha raccontato.

Kwame, benvenuto in Italia…

E’ il mio secondo viaggio a Milano e non ho mai mangiato così tanto.  Sono venuto per raccontare la storia di “Crossover” la storia di due gemelli ma molto diversi tra loro: uno ai capelli lunghi ( i dreadlock) l’altro ha i capelli a zero. Il libro inizia con questa scena: una scommessa tra loro due, se Josh mancherà un libero in partita perderà un dreadlock. E così infatti finisce.

Dove ha trovato l’ispirazione per “Crossover”?

Ho scritto un libro che mi sarebbe piaciuto leggere da ragazzino, una storia che parla di amicizia, famiglia e di basket.

Uno dei punti centrali del romanzo è il legame tra il basket – e quello che succede in campo – e la vita. Ce lo vuole spiegare?

Il basket è una grande metafora della vita: se manchi tanti tiri liberi della vita poi la pagherai, per esempio. Ho usato la pallacanestro per agganciare i giovani lettori perché so che lo sport è molto importante per loro. Così ho pensato che inserendo la pallacanestro i ragazzi, affascinanti dallo sport, avrebbero letto la storia cogliendo le altre metafore che ci sono all’interno.

Lo stile del libro è sicuramente uno dei punti forza e che lo rende unico e diverso nel genere: è stato difficile strutturarlo in questo modo?

Io scrivo poesie da quando sono piccolo: mia mamma mia ha trasmesso l’amore per la poesia, anche mia sorella. Nella poesia c’è tanto spazio bianco, si usano le rime, pensavo fosse un buon modo questo stile per coinvolgere maggiormente i giovani e trasmettere loro l’energia che esce dal testo.

Lei è un educatore oltre ad essere uno scrittore, cosa possiamo lasciare alle generazioni come messaggio per migliorare il mondo?

La letteratura e la poesia rendono il mondo migliore. Ecco perché scrivo, ecco perché faccio lo scrittore. Ed è questo quello che voglio lasciare loro, un mondo migliore dove possono trovare la poesia, buoni libri che ti aiutano nella vita.

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