E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare”

                                                                                         (Pierluigi Cappello)

Pierluigi Cappello, poeta friulano, intenso, tormentato e profondo. Muore a soli ciqnuant’anni il 2 Ottobre di quest’anno.

Lascia una poesia espressione di spazi segreti, di luoghi lontani e luminosi. Tra le sue parole un dolore calmo e continuo che scivola senza turbamento. E poi la sua terra, le sue radici, gli amici ed ricordi. E l’incidente. Quello che giovanissimo lo costringerà su una sedia a rotelle e su quel letto: “…un tappeto volante, un luogo dove ci si sottrae al mormorio quotidiano e si vedono le cose da lontano e dall’alto. Una tregua per il corpo ed il pensiero che si libera del superfluo”.
I mondi che costruisce non si dissolvono quando arrivi a destinazione.
Un gesto mancato. Ché a metterlo tutto insieme questo “amore di parole” si corre il rischio di sublimarlo.

Sembrano solo parole. Ma sono vita.

Ho “conosciuto” Pierluigi Cappello la prima volta su un banchetto di un mercatino a Roma. Non credo esista una scelta consapevole in questi casi. Neppure ho mai creduto alla predestinazione. Piuttosto ad un disegno…o una traccia…
E’ una bella sensazione quando si ha come l’impressione di avere tra le mani una sorta di ventosa o calamita. Vi capita mai? Alcuni la chiamerebbero fortuna.
Non saprei.
Ha più il sapore di un regalo.

Cose da ascoltare, se vi va…

 

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