Lo Zen e lo stress: intervista a Bruno Ballardini

Creato da federica il 01/10/2017

“Viviamo in un mondo fatto di parole. Parole che, sempre più spesso, non sono collegate ai fatti. 

Oppure i fatti accompagnano l’esatto contrario di ciò che promettono.”

Lo Zen e l’arte della manutenzione dello stress, di Bruno Ballardini – Edizioni Piemme

 

Lo stress è il nostro pane quotidiano.

Non c’è una sola attività in cui non si manifesti, e non c’è un solo settore della vita in cui le nostre azioni non siano accompagnate da dosi abbondanti di fretta, stanchezza e tensione sfibranti. Lo stress non si può eliminare. È più efficace cercare di aggirarlo o, meglio, di usarlo a nostro vantaggio per non restarne schiacciati.
Lo Zen non è un farmaco, non è un percorso terapeutico, non è uno stile di vita, non è una terapia psicanalitica, non è neppure una medicina preventiva, un approccio dietetico, una pratica di purificazione o un potente antidolorifico. Potete decidere che lo Zen debba essere per voi una sola di queste cose ma, in questo modo, non arriverete mai a comprenderne l’essenza, rincorrendo illusioni New Age o auto-ingannandovi con trappole dialettiche.
La sostanza dello Zen resta tutta nel carattere severo della pratica, seppure alleggerito dall’uso costante di paradossi, di provocazioni in forma di indovinello, che però non lasciano scampo. L’arte della manutenzione Zen è abbastanza destabilizzante da far preferire forme più “comode” di buddhismo che gratificano l’Ego anziché cominciare a demolirlo mettendolo in difficoltà. Ma voi, se volete guarire, non fate come fanno i bambini. Provate per una volta la medicina amara. Potreste scoprire che non solo fa bene, ma in realtà è anche buonissima.

Abbiamo raggiunto l’autore di Lo Zen e l’arte della manutenzione dello stress, Bruno Ballardini, per farci spiegare qualcosa in più sullo Zen, sull’essere Zen e sullo stress di oggi.

 

Nessuno di noi è immune allo stress: come giungere alla consapevolezza che lo zen può aiutarci?

Spesso ci si riduce a prendere psicofarmaci quando lo stress è diventato ormai eccessivo e insostenibile. Crediamo di averlo scacciato, ma poi ritorna sempre. Ciò significa che le medicine non hanno affatto rimosso la vera causa dello stress: perché è dentro di noi. Lo Zen ci fa scoprire subito questa realtà con una presa di coscienza. Sarà poi il percorso stesso di consapevolezza che lo Zen ci propone, a potenziare al massimo le nostre difese immunitarie contro questo male insidioso.

 Che differenza c’è tra fare Zen ed “essere Zen”?

 C’è una grande, enorme differenza. “Fare Zen” significa non essere ancora entrati nello Zen (o esserlo soltanto “part time”). Ma, prima ancora, fra il dire di “essere Zen” e il fare Zen veramente, c’è di mezzo il mare. Un vero buddhista non va in giro a dire “io sono buddhista”. Lo è e basta. Perdere tempo a vantarsi di una presunta “qualifica”, anziché usare ciò che si sa per migliorare la propria vita e quella degli altri, è il contrario dello Zen. In realtà, chi ha bisogno di fare queste “esternazioni” è il nostro Ego, un narcisista della peggior specie che vorrebbe diventassimo come lui. È questo il “nemico interno” contro cui lo Zen ci insegna a combattere. Chi non cerca di sfrattare questo inquilino abusivo non fa Zen.

Come iniziare a guarire dallo stress? Quali i primi passi da compiere?

Prima di tutto, occorre prendere una grossa decisione: quella di voler guarire veramente. E non è affatto facile. Poi, bisogna imparare a guardarsi dentro, magari con l’aiuto di chi l’ha già fatto. Val la pena di notare che in Giappone il termine che designa questa figura, cioè “sensei” non significa affatto maestro, ma “nato prima”. In pratica, qualcuno che ha semplicemente più esperienza di noi. Non si può iniziare a praticare lo Zen continuando ad avere come maestro il proprio Ego. È l’errore in cui cadono tutti coloro che credono di poter meditare da soli. In realtà è il loro Ego che vuole sottrarsi al confronto, perché sa bene che ne uscirà sconfitto.

 Nel suo libro identifica molti tipi di stress: quale a suo giudizio il più pericoloso?

Quello camuffato da totale assenza di stress. Ci sono in giro persone che ostentano una condizione di esagerata armonia. In realtà, stanno solo recitando e anche lo sforzo costante di apparire ciò che non sono produce in loro un enorme stress. Il peggio è quando pretendono di “donare agli altri la loro armonia”, cioè di insegnare. È pieno di gente che insegna soltanto per soddisfare il proprio narcisismo. Nel caso dello Zen non c’è pericolo, la selezione è naturale. Un antico detto lo spiega bene: “Quando l’allievo è pronto, compare il Maestro”. In altri termini, quando una persona è finalmente in grado di ricevere l’insegnamento (cioè ha preso la famosa decisione di cui parlavamo prima) è in grado anche di riconoscere la qualità di chi ha davanti. E senza alcuno stress.

 

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