«Crescete pure ma rimanete piccole, figlie mie. Fate dispetto a chi vi vorrebbe senza sogni pericolosi.»

«Un pilota perde un secondo a giro a ogni figlio che gli nasce» diceva Enzo Ferrari. È una frase bellissima. Significa capire che c’è qualcosa di più importante fuori da sé, e che quando ti nasce un figlio il successo non si misura più con i traguardi con cui l’hai misurato fino a quel momento. I figli sono l’occasione che ti regala la vita di guardarti allo specchio. Tutto quello che sei, quello in cui credi, quello per cui lotti non sono più solo il tuo modo di stare al mondo, ma si caricano di una nuova responsabilità. Da quando sono arrivate Caterina e Margherita (quattro anni e due scarsi), per Saverio raccontare storie con immagini e parole non è più solo un modo per fare il proprio lavoro. È gettare sul mondo uno sguardo che sarà, almeno inizialmente, anche il loro, è fare scelte di cui a loro più che a chiunque altro dovrà rendere conto.

In una lettera alle sue figlie, tra pappe dai colori indecenti e cambi di pannolini in alta quota, terribili gaffe e momenti di grande tenerezza, Saverio affronta i temi che più gli stanno a cuore: la tolleranza, i diritti dei più deboli, la lotta per l’uguaglianza, la denuncia di qualunque forma di razzismo e fascismo, i pericoli della rete. Con grande spontaneità, toni appassionati e talvolta irriverenti, Saverio Tommasi  in Siate ribelli, praticate la gentilezz – Sperling&Kupfer - ci regala il gesto d’amore più grande che un uomo possa fare per i propri figli: raccontarsi davvero, a costo di abbassare qualunque difesa.

Abbiamo incontrato Tommasi a Milano con i suoi lettori e abbiamo approfondito insieme a lui alcune tematiche del suo libro.

Nella tua vita fai molte cose tra cui reporter di Fanpage.it, scrittore, attivo sui social. Come mai fai così tante attività, per giunta diverse fra loro?

Mi piace e mi diverto a fare quello che faccio. Per divertimento intendo il senso più alto, dire le cazzate, entrare nelle storie ed empatizzare con le persone. Empatia mi regala sensazioni ed emozioni. E senza quello che faccio non avrei accesso a questo. Ho una fortuna.  Sento comunque la responsabilità di quello che faccio insieme al divertimento. Più c’è responsabilità più c’è divertimento.  E poter cambiare qualcosa.

Nel tuo libro parli con coraggio della gentilezza, termine ormai desueto. Come mai?

La gentilezza è destabilizzante e può dare una gran mano. Un po’ come utopia ci sono dei termini che appaiono negativa ma invece hanno Valenza positiva come destabilizzante. L’equilibrio lo trovi muovendoti. Disequilibrare per mettere in equilibrio e migliorare. Come faremmo se no a trovarlo?

Come sarà il mondo quando le tue figlie saranno grandi e leggeranno il tuo libro?

Non so come sarà il mondo quando le mie figlie leggeranno il libro. Come reagiranno?Non so ma c’è consapevolezza di non voler sapere. Perché questo significa la presunzione di sapere come crescerle. Invece il bello è impararlo stare a facendo. Spero che loro abbiano una capacità di lettura del mondo migliore della mia di oggi.

Cosa ne pensi dei sociale e giovani?

I social sono un’opportunità straordinaria. Ma siamo oltre. Ci dobbiamo confrontare con il fatto che sono ormai una realtà, parte della quotidianità dei nostri giovani.  Se vuoi entrare nel loro mondo un po dobbiamo masticarli.

È il momento dei papà – scrittori. Come mai questo boom?

Sicuramente cambiano i temi, assistiamo ad un cambio per necessità e i social hanno dato opportunità che prima non esistevano. Ad esempio hanno permesso di raccontare se stessi come maggiore enfasi e con onestà. Forse proprio questo ha permesso un’apertura anche per gli uomini.

«Ci vuole coraggio, bambine mie. Per alzarsi in piedi quando gli altri stanno seduti.

Scegliere una strada poco battuta, ridere quando gli altri sono seri. Andare fuori tema.

Vestirsi senza abbinare i colori. Fare cento metri per buttare una cartaccia.

Scrivere il titolo prima della tesi.

Dire sì a un appuntamento d’amore prima di guardare l’agenda.

Leggere un libro in metropolitana.

Mettersi il casco.

Sorridere.»

Condividi

    *