Caso, amore e logica: tempeste e terremoti, pietre filosofali e naufragi, gangsters e barbudos, la bella e la bestia, l’isola dei famosi e l’isola del tesoro.

Un romanzo filosofico d’azione – come il Candide di Voltaire.

 

Una mappa del tesoro di oltre due secoli fa è apparentemente indecifrabile; ricorrendo alla crittologia più sofisticata, uno studioso riesce finalmente nell’impresa, ma l’indovinello che ne risulta pare non avere a sua volta soluzione; inoltre, il tesoro sarebbe nascosto nelle Negrillos, isolette nel mar dei Caraibi che dal 1867 in avanti scompaiono inspiegabilmente da tutte le carte nautiche. Un narcotrafficante colombiano indagato dalle autorità statunitensi ha bisogno di trovare il tesoro – ben sedici galeoni stipati d’oro – per giustificare i suoi introiti, e obbliga un caccia-tesori irlandese, Christopher, e una filosofa cubana ma cresciuta a New York, Marisol, a trovarlo in sua vece. La spedizione in barca a vela avviene durante una Settimana Astrale in cui gli dèi che hanno dato il proprio nome ai giorni influenzano gli eventi quotidianamente; a pari passo si procede allo smantellamento del razionalismo, con il fallimento della «cerca» dell’algoritmo elusivo di Marisol, e del materialismo, quando si scopre che l’oro cercato era, in realtà, l’aurum non vulgi sed philosophorum (l’oro non della gente ma dei filosofi). Finalmente il mistero della congiunzione si solidifica nel fine ultimo dell’alchimia.

Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con lo scrittore Guido Mina Di Sospiro che vive in America ma che ha fatto recentemente “tappa” a Milano.

Nel suo ultimo romanzo “Sottovento e Sopravvento” i protagonisti compiono un percorso di formazione?

Più che un percorso di formazione lo definirei un viaggio iniziatico, è una “cerca” non una ricerca. I protagonisti all’inizio non hanno ben chiaro cosa stia succedendo o cosa stanno vivendo: vagano e girano infatti il viaggio è durissimo sotto certi aspetti. Poi arriva la ricompensa finale, e lo si apprende nel romanzo. Ho definito il viaggio “iniziatico” perché per definizione si intende che prima c’è una morte e poi una rinascita.

Il viaggio è una condizione essenziale per l’individuo?

Il viaggio è necessario finché si raggiunge la consapevolezza. Dopo di che se si continua diventa un vagare senza senso.

Visto che ha parlato di consapevolezza, quindi il viaggio ha una parte terapeutica?

Sì, certo, ma deve essere efficace. Nel caso di Christopher e Marisol loro hanno delle cadute, delle perdite. In questi casi non c’è molta terapia. Il finale, cioè il raggiungimento della consapevolezza è terapeutico perché alla fine vedono la realtà per quella che è. Il viaggio insieme  per loro è fondamentale.

Nel suo romanzo lei utilizza un insieme di stili letterari che sono un po’ una sfida per il lettore: sfida nel senso che viene sollecitato all’inizio a lasciare i porti sicuri (il classico romanzo di narrativa) per esplorare qualcosa di diverso e forse un pochino più impegnativo ma che dà molta soddisfazione durante la lettura. Come mai questa scelta dal punto di vista letterario?

Non volevo fare il classico “romanzetto” e ho “giocato” con gli stili, senza trastullo ma con molta riverenza. Con questo io ho un rapporto molto affettuoso con gli stili classici solo penso che il romanzo classico abbia fatto un po’0 la sua epoca. Infatti, come genere letterario, la mia produzione si inserisce in quella che viene chiamata la non-fiction.

Il caos fa parte del viaggio?

Le faccio due esempi letterari di viaggio: il primo è Ulisse che viaggia, gira, vive certe situazioni ma nel concreto non progredisce, se non quando c’è l’intervento degli Dei a favore. Stessa cosa nel secondo esempio che sono gli oracoli dei Chin. Questo per dirle il caos non è come noi crediamo totalmente legato alla casualità ma c’è una parte di libero arbitrio. Caos e libero arbitrio sono due parti fondamentali e che devono trovare un equilibrio nel viaggio iniziatico di cui parlavamo prima.

 

 

 

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