Pronto Soccorso. Storie di un medico empatico

Creato da federica il 16/04/2017

“Non sono più solo un medico. Sono un paziente, e come dice

la parola stessa che mi definisce, adesso possiedo ciò che prima non avevo: la pietà.

Per me stesso e per gli altri.”

Da Pronto Soccorso di Pierdante Piccioni e Pierangelo Sapegno (Mondadori)

Per chi ci lavora, a contatto con il dolore delle persone, il pronto soccorso di un ospedale è una trincea quotidiana, una frontiera sospesa tra la malattia e la salvezza. Pierdante Piccioni, però, non è un medico qualunque. Nel 2013, a causa di una lesione alla corteccia cerebrale ha perso la memoria e si è risvegliato dodici anni prima della realtà che stava vivendo. Dodici anni inghiottiti in un buco nero. Da lì è ripartito con fatica, tra depressione e rabbia, e ha combattuto con tenacia per riconquistare la propria vita, i propri affetti, il proprio posto nel mondo. Lui, il dottor Amnesia, ora è di nuovo un primario di pronto soccorso. Ma adesso che è in prima linea, resta ancora un paziente costretto a fare i conti con la disabilità, ed è forse questo ad avergli fatto maturare una nuova empatia nei confronti di chi è malato: ne conosce le sofferenze, ne comprende il disagio dinanzi a quell’elefantiaco «emporio della salute» che è l’ospedale. Avendo vissuto tutto ciò sulla propria pelle, in ogni occasione cerca di comportarsi come avrebbe voluto che i medici avessero fatto con lui, una condizione che se da un lato lo premia, dall’altro emotivamente lo sfinisce. Scenario del suo ostinato lottare contro vecchi schemi e abitudini è il pronto soccorso, un luogo di confine dove le vite di molti, con le loro incredibili storie, sembrano incrociarsi senza un senso apparente, paradigma di una società nella quale lo stesso Piccioni spesso si sente un reduce senza futuro, costretto ad aspettare ancora il miracolo più grande, quello che gli deve restituire, insieme alla memoria, tutte le emozioni perdute e il senso di un’esistenza da riallacciare. Ma forse quel miracolo è semplicemente un segreto che sta dentro di noi. È la passione di vivere, la stessa passione che lo spingerà ad andare oltre il suo ruolo di primario, per inventarsi un nuovo lavoro, occupandosi dei pazienti più fragili, dei più soli, degli ultimi. Di quello che lui è stato e che, in fondo, ancora lo definisce: essere «diversamente normale».

Un romanzo che nasce da una storia vera di Pierdante Piccioni che con grande coraggio si ricostruisce dopo aver perso la memoria. Come può un medico tornare a lavorare senza i ricordi e le nozioni? Lui con grande coraggio e moltissimo impegno ce l’ha fatta. E da questa forte esperienza ha acquistato quel qualcosa in più che in tanti, molti e forse troppi, dei suoi colleghi non hanno: l’empatia con il paziente.

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