Il tuo nemico”: intervista a Michele Vaccari

Creato da federica il 04/04/2017

 

 

 

 

 

Gregorio è un ragazzo prodigio, un genio dell’informatica, il bersaglio preferito dei bulli della scuola. Quando la professoressa di economia gli comunica l’intenzione di sostenere la sua candidatura al MIT di Boston, Gregorio vorrebbe gioire per la notizia ma non può: c’è un ostacolo, e sono i suoi genitori. Il padre, un genetista fallito afflitto dal peso di una colpa che da trent’anni lo soverchia, e la madre, una personalità ambigua, educata alla sottomissione e alla vendetta, sono una coppiaborghese alla deriva, che sembra vivere per mantenere lo status quo acquisito e frustrare le speranze del figlio. Mentre la crisi incomincia a diventare una peste letale per chiunque, tra combattere contro un orizzonte di odio e ricatto o arrendersi e soccombere, Gregorio sceglie l’esilio, diventando un NEET (giovani che non studiano e non lavorano). Nel frattempo, dall’altra parte della città, una sua coetanea, Gaia, è stata arrestata per aver hackerato il sito di un noto esponente politico, sperando di farsi notare da Anonymous, in cui sogna di entrare. La madre, una marziale ex dirigente del ministero dell’Istruzione, per sfruttare le sue abilità e nel contempo punirla, la obbliga a partecipare a un’operazione governativa segreta senza precedenti nella storia del web. Grazie a una lingua originale ed espressionista che evolve e cambia di capitolo in capitolo, l’opera vive in perenne tumulto, come i suoi protagonisti, nati appena dopo la caduta del Muro di Berlino; con le loro esistenze, sembrano fotografare la situazione sociale e politica del nostro Paese, dove tutto pare ruotare intorno alla stessa, ossessiva domanda: «chi è il tuo nemico?».

Esce oggi in libreria Il tuo nemico, il nuovo romanzo di Michele Vaccari, edito da Frassinelli. Abbiamo raggiunto lo scrittore per approfondire qualche argomento del suo romanzo.

 

 

 

Il suo romanzo è una fotografia dell’attuale situazione politico – sociale: chi è esattamente, secondo lei, il nemico di ognuno di noi?

 Non ho la presunzione di sapere chi sia il nemico di ognuno di noi. Ciò che vedo intorno a me, è che la ricerca di un nemico sembra sia diventata l’unica tensione sociale che ci accomuna, la forma più comoda che abbiamo trovato per evitare di assumerci le nostre responsabilità di cittadini.
Odiare è sempre più facile che guardare in faccia le nostre ombre.

Gregorio è un ragazzo con attorno una situazione oggettivamente difficile, in più la società sembra “ingabbiarlo”, una situazione molto comune per i giovani di oggi, giusto?

Credo che molti ribelli del passato, invecchiando, si siano trasformati nei mostri contro cui combattevano. Denigrano i ragazzi, i loro sogni, fanno di tutto per tenersi stretto il potere fino alla tomba. La crisi ha dato loro un’assoluzione morale. Certo egoismo generazionale è diventato un fatto consueto, sistemico. La novità contro cui si scontrano le generazioni di oggi, rispetto a quelle del passato, è di avere padri che non sanno più cosa lasciare per il futuro dei loro figli e in molti casi non vogliono farlo. La competizione ha distrutto il senso di comunità arrivando ad attentare gli istinti solidali tipici dei consanguinei diretti in linea di successione.

Nel romanzo una parte centrale è dedicata alle tecnologie, protagoniste del nostro tempo: che rapporto ha lei con la tecnologia? E che ruolo ricoprono nella vita di tutti noi?

La tecnologia mi ha permesso di stabilire contatti con persone che, vista la mia iniziale condizione sociale, sarebbero stati altrimenti irraggiungibili. Il potere odia la rete perché il classismo e il sotterfugio su cui si fonda sono difficilmente praticabili in un contesto in cui il peso sociale non vale nulla rispetto al peso social. Un disgraziato diventa un idolo delle masse, un tycoon viene ridotto a disgraziato, smascherato nei suoi vizi. Questo è un fatto inedito per chi comanda. Ma bisogna fare attenzione a non confondere uguaglianza con chiunque può fare qualsiasi cosa. Parità e scambio di competenze.Spesso il rischio del branco di imbecilli che usa la forza della massa per far trionfare la democrazia degli idioti è tangibile. Quindi bisogna educarsi alla libertà, conoscere ciò di cui si parla o si è testimoni, usare il megafono virtuale per sconfiggere vere ingiustizie. La tecnologia, in tal senso, è un’opportunità che i popoli devono imparare a sfruttare a loro vantaggio per emanciparsi dal giogo delle religioni e dei governi. Pensa alla primavera araba. Non è internet a doverci far paura ma chi vuole mettere delle guardie che ne sorveglino i contenuti. Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi per difendere i rari spazi di autonomia che ci sono rimasti.

Nel libro c’è anche spazio per un tema delicato: il bullismo. Cosa ne pensa di questo problema che si è diffuso a macchia d’olio fra i giovani?

E’ un problema che è sempre esistito, ora è solo più visibile per via dei media e di molti genitori che preferiscono vedere nella scuola il nemico dei loro figli piuttosto che accorgersi di quanto sia fondamentale l’attenzione della famiglia nella crescita degli adolescenti. E quando ne prendono coscienza invece che confrontarsi delegano ancora una volta il loro ruolo agli psicologi. È un circolo vizioso che s’interromperà il giorno in cui decideremo di smetterla di cercare il nemico di cui dicevo prima e proveremo ad ammettere: è colpa mia.
Come società, dal 1994 in poi, quando abbiamo eletto un bullo come presidente del consiglio, abbiamo deciso di prendere il bullismo come modello di riferimento. Ti ricordi Renzi quando prendeva in giro Monti o Letta per il loro essere “secchioni”? Il padre di Gregorio, il protagonista del mio romanzo, è un ex bullo che nella vita è riuscito ad affermarsi usando le tecniche di prevaricazione con cui ha inventato il regno di terrore di cui era sovrano alle superiori. Gregorio rifiuta di essere il suo erede e, pur essendo un ragazzo prodigio, subirà le angherie dei bulli; per sopravvivere, sarà costretto a scappare dal mondo che promuove il bullismo finanziario e sociale a qualsiasi livello. La letteratura può mettere a nudo ciò che è ancora sotterraneo, lo fa in  qualsiasi contesto, ma non diamoci un altro capro espiatorio: tutti noi dovremmo impegnarci a non credere ai prepotenti che fanno finta di voler combattere il bullismo dalle istituzioni.
Le istituzioni, per me, sono il primo atto di bullismo che dovremmo iniziare a combattere.

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