Voce di lupo: intervista a Laura Bonalumi

Creato da Federica Tronconi il 28/03/2017

Il Battello a Vapore ha pubblicato una nuova collana di libri per giovani lettori chiamata i Vortici: sono romanzi dai tempi graffianti di autori stranieri e non, contemporanei e classici. Libri che lasciano un segno dove passano, come il vortice appunto. Lasciano una traccia significativa: regalano emozioni.

La collana è composta da sei libri (qui trovate la recensione della graphic novel Supersorda!): tra gli autori che hanno pubblicato c’è Laura Bonalumi, scrittrice che abbiamo già precedentemente incontrato ed intervistato (ha parlato con noi di emozioni e lettura, qui la sua intervista). Non ci siamo fatti scappare l’occasione per incontrarla di nuovo e così avere qualche informazione e curiosità sul suo nuovo romanzo, Voce di lupo.

 

 

Ecco la trama del nuovo romanzo. Se il bosco potesse parlare, racconterebbe di due ragazzi che amavano respirare il profumo della resina. Se le montagne e i sassi avessero voce, direbbero che lassù, dove le cime graffiano il cielo, a volte il respiro si ferma. Come quello di Giacomo, bloccato dalla terra che all’improvviso frana; come quello del suo più caro amico, che preferisce non ricordare il proprio nome, perché da quando la montagna si è sgretolata niente ha più senso. E parlerebbero anche del respiro di Chiara, amica preziosa che ama i boschi solo in cartolina. Non bastano le parole di genitori, professori o amici per riempire un vuoto che sembra incolmabile: Giacomo se n’è andato e ha portato via il sole. Vivere ancora sembra impossibile, se non passando attraverso ciò che è accaduto. Passando di nuovo attraverso il bosco.

Laura, nel tuo romanzo affronti la difficoltà del cambiamento: pensi sia una difficoltà universale, cioè per grandi e giovani, trovare un equilibrio nel cambiamento?

Il cambiamento spesso ci pone davanti a una scelta e sappiamo che scegliere, a volte è difficile, soprattutto quando si è adolescenti. Il cambiamento al quale è sottoposto il protagonista del mio libro è totale: il suo migliore amico muore durante un’escursione in montagna. La terra frana e, insieme, crollano tutti i punti di riferimento e le poche certezze di un tredicenne che non riuscirà più a orientarsi. Trovare un equilibrio sembrerà impossibile fino a quando non deciderà di tornare nel bosco e cercare, proprio là, qualche risposta alle tante domande che lo assillano. Scoprirà poi che la soluzione ai tanti dubbi stava nascosta proprio dentro di sé.

Uno dei protagonisti di questo romanzo è la natura ed in particolare il bosco: nel tuo romanzo si avverte questa presenza saggia della natura che se ascoltata può darci sicurezza e consigli. Come mai hai deciso di dedicargli questo spazio? 

Credo fermamente nella sovranità della natura. Dovremmo imparare a pensarla come se fosse la nostra casa, il nostro nido e, come tale, ascoltarla e rispettarla. I ragazzi di oggi conoscono poco la natura, magari la vedono attraverso uno schermo di vetro di un cellulare o un computer, ma non ne conoscono il profumo, i rumori, la voce. Vorrei che provassero a viverla e a godere della sua bellezza.

Come nel tuo precedente libro, Il lago del tempo fermo, hai affrontato sempre con grande garbo e delicatezza le emozioni anche quelle più delicate. Come parlare ai giovani di oggi delle emozioni?

Non è facile parlare di emozioni, non è facile chiedere a un adolescente quale sentimento prova. Durante i miei incontri proviamo a parlarne, attraverso laboratori e giochi; all’inizio condivisi in gruppo – in modo che il singolo non debba esporsi – fino ad arrivare all’espressione individuale. Anche chi non osa, chi non trova il coraggio di raccontarsi resta comunque parte della chiacchierata. La premessa però è questa: le emozioni sono ASSOLUTAMENTE personali e non dobbiamo mai giudicare i sentimenti dei nostri compagni o amici. La storia di ognuno di noi porta a risposte uniche, individuali e per questo preziose.

Di cosa hanno bisogno i giovani di oggi: di ascolto, presenza, dialogo, condivisione…?

Penso soprattutto di ascolto. Il tempo veloce della nostra quotidianità non regala spazio all’ascolto: abbiamo sempre fretta! La velocità delle risposte che la tecnologia ci regala, annulla il gusto del saper attendere. Tutto, subito. Invece per capire e comprendere abbiamo bisogno di tempo e di silenzio. Ho scoperto che nei pensieri dei ragazzi è nascosto un enorme tesoro: idee, sogni, progetti, speranze, paure… e tanta voglia di parlare. Un tesoro che teme di essere rubato, magari distrutto e ridotto in frantumi. Dobbiamo avvicinarci a loro con cautela, rispetto e conquistare la loro fiducia. Magari, una camminata insieme nel bosco sveglierebbe la voglia di raccontare. E quella di ascoltare.

 

 

 

 

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