Tutta colpa della mia impazienza: intervista a Virgina Bramati

Creato da Federica Tronconi il 28/03/2017

«Sono nata con due mesi di anticipo, odio i tempi morti,

sono fisicamente allergica ai giochi di pazienza e adoro il tasto fast forward»

Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato)”  - Giunti Editore – il romanzo di Virginia Bramati, racconta la storia di Agnese, una cittadina esuberante e frenetica, costretta alla vita di campagna e ai suoi tempi morti…ma scoprirà che la felicità è a portata di mano, se solo riusciamo a rallentare e a guardarla negli occhi.

Improvvisamente, la sua vita prende una piega terribilmente dolorosa e la scaraventa dal centro di una metropoli che non dorme mai a una grande casa lungo un fiume, lontana quanto basta per essere immersa nei ritmi lenti e immutabili della campagna. Non solo: quando l’inverno finalmente è alle spalle e tutto sta per sbocciare, si ritrova sola, con un esame importante da preparare e solo il ronzio delle api a farle compagnia.

Impulsiva come sempre, Agnese non si arrende e riesce ugualmente a riempirsi le giornate con tutto ciò che non dovrebbe fare… fino a che dalle pagine di un libro non spunta un piccolo dono prezioso: una bustina di semi di Impatiens, la pianta i cui fiori rosa hanno il potere di curare le ferite dell’anima e insegnare l’ascolto e l’armonia.

 

Abbiamo raggiunto ed  intervistato la scrittrice Virginia Bramati.

Nel tuo romanzo affronti il rapporto madre – figlia tramite il dolore dell’assenza. Si sa che da sempre è un rapporto delicato quello tra una madre ed una figlia: tu cosa ne pensi?

Sì un rapporto delicato ma anche unico che è capace di trasformarsi dallo spigoloso contrapporsi del periodo adolescenziale in profonda complicità e generoso mutuo sostegno e questo rende la separazione o peggio la morte di tua madre un trauma difficile da superare anche in età adulta. Sono convinta che le mamme non dovrebbero morire mai.
Uno dei tratti distintivi dei tuoi romanzi – e qui torna – è l’ambientazione: questa campagna lombarda bellissima che aiuta le lettrici ad entrare di più nei pensieri e nella storia della protagonista Agnese. Come mai la scelta di questa ambientazione? Cosa ti ha ispirato?

Abito nella campagna lombarda luogo che amo e frequento e di cui desideravo raccontare le bellezze. L’ispirazione nasce proprio dalle passeggiate domenicali lungo l’Adda e dallo stupore che il risveglio della natura suscita in me ogni primavera.

Agnese la protagonista di questo romanzo ha un tratto ben preciso, l’impazienza: trovi che ci sia un legame o una rottura tra felicità e impazienza?

Un legame molto forte! La felicità è impaziente!!

 

 

Uno dei passaggi chiave della storia è il superamento di un dolore: ogni dolore ha il suo tempo? Come concedersi una seconda opportunità?

Ogni dolore hai I suoi tempi e I suoi modi di guarigione e sono tempi e modi indissolubilmente legati al nostro modo di essere. L’uomo è però per sua natura fortunatamente portato all’elaborazione e al superamento del dolore e del lutto.

L’amore è un’opportunità per sanare le ferite del passato?

Assolutamente no. L’amore vive di vita propria e scaturisce da fonti molto lontane dal dolore e dai rimpianti. Certo l’essere innamorati rende più facile sopportare il peso di vicende dolorose da cui però va preservato.

Dove trai ispirazione per i tuoi romanzi?

Da molte cose che incontro nella mia vita. Può essere una riflessione su un fatto di cronaca, una vicenda vissuta da me o qualcun’altro o anche solo da una frase colta a caso o persino da un’immagine.

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