Le nostre anime di notte

Creato da federica il 19/02/2017

Potrebbe scrivere un libro su di noi. Ti piacerebbe?

Non mi va di finire su un libro, disse Louis

La nostra storia non è più improbabile di quella di due vecchi allevatori di bestiame.

Però è un’altra cosa. 

In che senso? chiese Addie.

Be’, siamo noi. Non siamo improbabili, non mi sembra.

All’inizio però lo pensavi. 

da Le nostre anime di notte, di Ken Haruf (NNE)

È nella cittadina di Holt, Colorado, che un giorno Addie Moore rende una visita inaspettata al vicino di casa, Louis Waters. I due sono entrambi in là con gli anni, vedovi, e le loro giornate si sono svuotate di incombenze e occasioni. La proposta di Addie è scandalosa e diretta: vuoi passare le notti da me?
Inizia così una storia di intimità, amicizia e amore, fatta di racconti sussurrati alla luce delle stelle e piccoli gesti di premura. Ma la comunità di Holt non accetta la relazione di Addie e Louis, che considera inspiegabile, ribelle e spregiudicata. E i due protagonisti si trovano a dover scegliere tra la propria libertà e il rimpianto. Dopo la Trilogia della PianuraLe nostre anime di notte è il sigillo perfetto all’opera di Kent Haruf, uno dei più grandi interpreti della letteratura americana contemporanea.

Arrivo nella contea di Holt probabilmente in ritardo rispetto alla maggior parte dei lettori. Leggo Kant Haruf un po’ su consiglio, un po’ per curiosità. È fin troppo facile appassionarsi allo stile di Haruf, così vero, così forte, con quel tocco di urgenza che ci tocca fino in fondo. La parola prende vigore, pagina dopo pagina, le emozioni si liberano mentre seguiamo le anime di persone che lottano contro la naturale chiusura e la solitudine. Le confessioni, le lacrime, le parole sussurrate diventano praticamente poesia che abbraccia il lettore lasciandolo appagato da una vicenda in cui non esiste una vera fine se non quella inevitabile della vita: l’amore ci costringe ad essere noi stessi, a fare i conti con quello che siamo realmente. Un amore che sa di nuova vita (o viceversa?), una storia che ognuno di noi può immaginarsela, può farla sua. Si sente tutta la malinconia che lo scrittore ha messo a causa di una malattia contro cui stava combattendo. Ma è quel punto di vista che rimette un po’ in equilibrio le cose in sospeso. Lo scrittore desiderava lasciarci questa storia, era la sua speranza, l’antidoto contro quell’angoscia che, probabilmente, lo stava soffocando. E Haruf alla fine arriva al lettore con uno straordinario libro. Che alla fine va letto, punto. Non si può tanto spiegare, potremmo continuare a giraci intorno e ripeterci. Va letto. Va assaporato. Bisogna emozionarsi e farsi emozionare. Solo così si può capire tutto lo straordinario che Haruf ci ha lasciato.

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