La matematica è rivoluzionaria. Attinge alla dimensione della libertà umana per creare mondi diversi e opposti, negando un codice già affermato per strutturarne liberamente un altro. Affermazioni matematiche all’apparenza inutili o sbagliate preannunciano quasi sempre vere e proprie rivoluzioni del pensiero. Marco Malvaldi, celebre scrittore di gialli (la serie del Barlume), torna in libreria con Le due teste del tiranno (Rizzoli), un saggio in cui l’autore ci mostra che la matematica è rivoluzionaria anche in un modo più profondo: ci mette in grado di capire il mondo e di partecipare alla costruzione della società, di sconfiggere il tiranno: quello vero, ma soprattutto quello generato dal nostro stesso pensiero. Tutti possiamo intervenire, decidere se un ragionamento è corretto o meno, e tutti possiamo accedere agli assiomi iniziali e alle regole usate per svilupparli. Nel mondo fantastico dei numeri e dei teoremi non ci sono limiti all’immaginazione e in questo esercizio di fantasia siamo tutti liberi e tutti uguali. Non c’è nulla di controverso.

 

 

Non fatevi intimidire dal fatto che sia un saggio: Malvaldi rende questo libro godibile e alleggerisce il contenuto con esempi divertenti e di attualità che coinvolgono il lettore. Abbiamo incontrato a Milano lo scrittore, ospite alla Fiera del Libro “Tempo di Libri”.

Dal tuo nuovo saggio emergenza una riflessione interessante: come può la teoria e la matematica renderci liberi?

Ci rendono liberi perché ci fanno capire che siamo sempre soggetti ad errori di pensiero, ad errori cognitivi. Noi usiamo l’intuizione quando non la dovremmo usare. L’intuizione va benissimo quando vado in macchina e c’è un emergenza, va benissimo, ma non sempre. La matematica non è ambigua perché ha un ordine: due è maggiore di cinque, non puoi convincermi del contrario. Tutte le volte che riesco ad usare il linguaggio matematico riesco a pensare in un  modo più chiaro e mi mette al riparo dai possibili errori. Se uso la matematica in modo grammaticalmente corretto riesco a capire cose meglio degli altri. E capire rende liberi.

 

 

La matematica è cultura?

Certo, tutto quello che ti fa evitare l’errore cognitivo è cultura. E la cultura ti fa vivere meglio.

E’ anche meritocratica?

Sì, e anche democratica perché tutti la possono usare, basta un cervello. Meritocratica perché se raggiungi un risultato è tuo, stop, nessuno te lo può togliere però il mondo lo può utilizzare senza royalties. Un teorema scoperto di recente può essere utilizzato da tutti: basta penna, carta o un pc se i calcoli sono un pochino lunghi.

Qual è il rapporto tra letteratura e scienza?

Il rapporto è dato da quello che abbiamo tra le due orecchie (ride). Sono due caricature della realtà e che ti permettono di ragionare su cose che non esistono. La scienza usa il linguaggio della logica, l’arte dell’emozione e la letteratura li usa entrambi. La grammatica corretta, per ognuna delle discipline, però non dà un significato degno di nota: si possono dire “stronzate aberranti” usando la scienza e la matematica in modo apparentemente ineccepibile. In matematica molto spesso si confonde infatti la grammatica dal senso. Un esempio sono le statistiche: se i dati vengono slegati dal contesto cadiamo nell’errore cognitivo. Utilizzare la matematica ti insegna a non sottovalutare mai il contesto delle situazioni.

Quindi è un po’ questo il limite dell’errore cognitivo?

Sì, considerare il particolare il generale. Trovare relazioni di causa-effetto che non esistono.

Qual è la differenza tra scrivere gialli e libri di divulgazione?

Scrivere gialli è come fare un cubo di Rubik al contrario, prendi un cubo ordinato lo scompagini e ti segni le mosse da fare. Scrivere un libro divulgativo invece devi essere consapevole a chi ti rivolgi: se un libro sembra chiaro a me non è detto che possa essere comprensibile a tutti, devi trovare esempi, analogie, parallelismi.  Ed essere umile, perché non sempre siamo in grado di spiegare tutto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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