Una storia nera: incontro con Antonella Lattanzi

Creato da federica il 16/04/2017

 

 

 

 

Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l’uno per l’altra il grande amore, l’unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. “Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste.” A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un’altra donna e un’altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità? Antonella Lattanzi, voce unica nel panorama letterario contemporaneo, costruisce un meccanismo narrativo miracoloso – un giallo, un noir, una storia d’amore – popolato di creature splendidamente ambigue. Attraverso una macchina linguistica prodigiosa e un ritmo incalzante e cinematografico, percorre in funambolico equilibrio il crinale che separa bene e male, colpa e giustizia, amore e violenza. E rivela, uno dopo l’altro, i segreti che ruotano attorno ai suoi personaggi, fino a far luce su quello che è successo davvero la notte in cui Vito è scomparso.

Antonella Lattanzi è nata a Bari nel 1979 e vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi Devozione e Prima che tu mi tradisca (Einaudi Stile libero). Scrive su “Tuttolibri” e “Il Venerdì di Repubblica”. Per la tv ha collaborato al programma “Le invasioni barbariche”, per il cinema ha scritto le sceneggiature di Fiore di Claudio Giovannesi (nella Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 2016) e di 2night di Ivan Silvestrini (in concorso alla Festa del Cinema di Roma 2016). L’abbiamo incontrata ed intervistata a Milano, in un tardo pomeriggio di primavera.

 

 

 

Cosa lega tutti i personaggi della vicenda?

Il sentimento si paura e ossessione verso Vito. E’ questo che li tiene stretti l’uno all’altro.

Nel romanzo non viene mai dato un giudizio: cosa è stato più difficile nella stesura per far arrivare al lettura un romanzo super partes?

La trama è stato il lavoro più complesso: doveva essere tirata, non bisognava cadere in facili trappole, è noir quindi il lettore non doveva sapere cosa succedeva dopo. Cercare di raccontare la storia alla Simenon come maestro, senza giudizio su chi a compiuto l’atto e perché, ma cercare di capire la psicologia dei personaggi tramite quello che fanno e non attraverso quello che pensano.

Quali sono gli scrittori a cui ti ispiri?

Per questo romanzo sicuramente mi sono ispirata a Simenon e Scerbanenco, come scrittore italiano. Il loro sguardo super partes, senza giudizio: il raccontare più le persone che il “chi ha fatto cosa” o “chi ha ucciso chi”. Io sono appassionata ad “Un giorno in pretura” perché non ha l’urgenza del gossip della cronaca nera. L’omicidio è solo la scusa per conoscere personaggi che altrimenti non incontreresti mai. Per questo non scrivo mai di cose che riguardano me: per far conoscere al lettore personaggi nuovi e l’evento cruento le illumina.

Hai una riflessione sul sistema giudiziario?

Le donne del mio romanzo sono lasciate sole a morire. La domanda è: se sono una donna che subisce violenza cosa faccio? Mentre scrivevo questo è stato il mio grande dilemma. Non è comunque facile aiutare una donna che subisce violenza dalla persona amata perché c’è sempre quel confine tra amore, odio e paura che si sviluppa. Il passaggio è obbligato è della persona che si renda conto che sta subendo una violenza.

Vito e la violenza: come spiegare questo connubio?

Vito non picchia sua moglie per insicurezza ed è per questo che non picchia i suoi figli. L’altra faccia dell’amore è la gelosia che è un sentimento ambiguo: Vito era geloso perché insicuro e questo lo rendeva violento e solo su di lei.

Nel tuo romanzo c’è spazio anche per le dinamiche nella famiglia: cosa volevi emergesse?

La possibilità di staccarsi dall’imprinting famigliare, la possibilità di staccarsi dal tuo passato. Ognuno di noi è il prodotto di una famiglia ed in piccolo rappresenta la società. Tu puoi lottare per essere qualcosa di diverso dalla tua origine ma sarà sempre una lotta, mai semplice.

Il tuo romanzo sarà un film prodotto da Lucky Red: curiosa di vedere la trasposizione cinematografica?

Certamente, perché mi piacerebbe vedere quali dettagli  coglierebbero della storia, su cosa si concentrerebbero. E non mi spaventa il fatto che altri ci lavorino: sono sguardi diversi sulla stessa cosa.

Come hai organizzato la stesura della storia?

Sono partita che sapevo metà del libro come sarebbe stato e l’ho scalettato. Una volta terminata questa parte mi sono concentrata sulla seconda. Non ho potuto improvvisare perché è una libro troppo legato alla trama per cui l’ho trattato come un film. Mi sono scritta punto per punto cosa doveva succedere, le linee di ogni personaggio e come sarebbe evoluto. A differenza degli altri miei libri dovevo esattamente sapere cosa succedeva perché volevo che la trama fosse tesa.

 


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