“Ode al giorno felice” – Pablo Neruda

Questa volta lasciate che sia felice,

non è successo nulla a nessuno,

non sono da nessuna parte,

succede solo che sono felice

fino all’ultimo profondo angolino nel cuore.

Camminando, dormendo o  scrivendo,

che posso farci, sono felice.

Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,

sotto la pelle come un albero raggrinzito,

e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,

il mare come un anemmo intorno alla mia vita,

fatta di pane e pietra la terra

l’aria canta come una chitarra.

Vivo qui...

Appunti di vita che scorre. Per questo credo di aver cominciato a scrivere.

Come una porta di una strada che per caso rimane aperta e da cui escono sparsi colori, profumi e frasi scombinate, senza ordine né, a volte, significato.

Frasi dette a caso che fanno capolino da un cassetto, e rimangono come la schiuma bianca che si ferma a riva con piccole alghe e riflessi, parole di altri e impacciati errori di scrittura, bambinosità e macchie di colore dimenticate che rimbalzano ed esitano nell’aria come ad aspettare di essere viste.

Casino…confusione creativa. Un’esplosione di musica, suoni, parole, gesti, immagini anche solo pensate. Un fiotto sobbalzante ed incostante.

“Che posso farci, sono felice!”

’nuff said!

Cose da ascoltare, se vi va…


    *