“…. e le prese, all’improvviso,

una grande nostalgia di Niente…”

da Qualcosa di Chiara Gamberale (Longanesi)

La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa, ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma, quando sua madre muore, la Principessa si ritrova “un buco al posto del cuore”. Smarrita, prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a “non-fare qualcosa di importante”. Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del “non-fare”. E del silenzio, dell’immaginazione, della noia: tutto quello da cui era sempre fuggita. Tanto che, dopo avere fatto amicizia con il Cavalier Niente, Qualcosa di Troppo gli si ribella e pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile “nostalgia di Niente” che la perseguita vive tante, troppe avventure… Fino ad arrivare in un misterioso tempio color pistacchio e capire che “è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura“. Chiara Gamberale si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo.

Ha iniziato a scrivere da piccola. Quando parla del suo lavoro di scrittrice dice con un pizzico di ironia: “Se non avessi potuto scrivere lo stato mi avrebbe dovuto mantenere” per sottolineare il suo bisogno e desiderio di scrivere che non si esaurisce ma si rinnova in forme diverse. Dei suoi romanzi conferma che “Si tengono per mano” anche se cerca sempre qualcosa di nuovo con cui misurarsi, quelle che le stessa chiama “sfide narrative”. Dopo il grandissimo successo di Per dieci minuti e di Adesso, Chiara Gamberale torna in libreria con un libro completamente diverso, una fiaba illustrata. Ma lo fa con il suo stile, a suo modo. Assecondando, appunto, un’urgenza, cioè quella di riflettere, anche se con toni e modi semplici caratteristici delle favole, su alcuni temi a lei cari: il troppo, il niente, la solitudine, l’infanzia.

Abbiamo incontrato Chiara a Milano, in una domenica soleggiata che preannuncia primavera. E’ un pochino stanca, sta incontrando a ritmo sostenuto i suoi lettori con cui ha da sempre un grande e solido rapporto.  Ci racconta “Qualcosa”, la sua storia illustrata, e lo fa a suo modo. Spiegandoci la sua urgenza che l’ha portata a parlare di alcuni temi a lei cari ma questa volta in un modo nuovo.  ”Da piccola ho amato alcune storie come Pinocchio, Il Piccolo Principe,  Calvino. Hanno tutte una base di semplicità che permette di riflettere su alcuni aspetti. In questa occasione ho potuto, in un modo nuovo, trattate le mie ossessioni narrative, il vuoto e il pieno“. “Qualcosa” è una fiaba illustrata (da Tuono Pettinato) quindi una delle novità è stato il rapporto tra parola e immagine: “E’ stata una delle parti interessanti di questo lavoro, le illustrazioni non mi hanno sempre e solo assecondata, anzi, abbiamo creato un dialogo propositivo, un esperimento ben riuscito“. La storia è strutturata in due parti: “La prima parte parla dell’infanzia della protagonista, la Principessa Qualcosa di Troppo, e dove c’è una parte di sofferenza. La seconda invece racconta l’età più adulta dove entra in gioco l’amore. La protagonista aveva il problema della solitudine, di mascherare la sua parte più vera. Ho scelto due momenti di vita, la sofferenza e l’innamoramento, dove invece siamo costretti a fare i conti con la nostra parte vera. E se non lo facciamo, se lo neghiamo, se lo rifiutiamo, facciamo del male a noi stessi e agli altri“.  La protagonista subisce una forte perdita nella prima parte della storia: “Subisce un lutto, perde la madre. Quando muore un genitore si rimane orfani di entrambi perché, l’altro che rimane è troppo impegnato nel suo lutto. Io avevo bisogno di affrontare il tema della solitudine infantile. E mi sembrava giusto dargli corpo in questo modo, senza sconti, indugio o veli. Apparteniamo ad una società che non sopporta più la solitudine, una società che riempe a dismisura, che colma le assenze, che non ci fa provare la mancanza. Ed è un  problema perché è proprio nella solitudine che facciamo quel passo in più e che entriamo in contatto con la parte vera di noi. Infine, la vita la subiamo o la viviamo? Dobbiamo essere tutti “qualcosa” ma ognuno di noi a suo modo”.  L’urgenza di Chiara di raccontare le emozioni umane non si arresta tanto che ha già in mente il prossimo romanzo: “Mi sto godendo il lavoro fatto ora e vorrei, come esercizio, aspettare un attimo, incontrare il Cavalier Niente, per riallacciarci al libro. Ma in testa ho già un’idea: mi piacerebbe scrivere un libro corale, una narrazione impegnativa che mi accompagni per un tempo lungo, in cui rifugiarmi“.

Le altre opere di Chiara Gamberale recensite sul blog:

Adesso - Incontro con la scrittrice

Per dieci minuti - Intervista alla scrittrice

Quattro etti di amore, grazie


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